venerdì 6 giugno 2014




GIOVINEZZA testo del 1922
Su, compagni in forti schiere,
marciam verso l'avvenire

Siam falangi audaci e fiere,

pronte a osare, pronte a ardire.

Trionfi alfine l'ideale

per cui tanto combattemmo:

Fratellanza nazionale

d'italiana civiltà.

Giovinezza, giovinezza

primavera di bellezza,

nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.
Non più ignava nè avvilita
resti ancor la nostra gente,
si ridesti a nuova vita
di splendore più possente.
Su, leviamo alta la face
che c'illumini il cammino,
nel lavoro e nella pace
sia la verà libertà.
Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.
Nelle veglie di trincea
cupo vento di mitraglia
ci ravvolse alla bandiera
che agitammo alla battaglia.
Vittoriosa al nuovo sole
stretti a lei dobbiam lottare,
è l'Italia che lo vuole,
per l'Italia vincerem.
Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.
Sorgi alfin lavoratore
giunto è il dì della riscossa
ti frodarono il sudore
con l'appello alla sommossa
Giù le bende ai traditori
che ti strinsero a catena;
Alla gogna gl'impostori
delle asiatiche virtù.
Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà

GIOVINEZZA
Salve o popolo di eroi,
salve o Patria immortale,
son rinati i figli tuoi
con la fe' nell'ideale.
Il valor dei tuoi guerrieri
la virtù dei pionieri
la vision dell'Alighieri
oggi brilla in tutti i cuor.
Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza
della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va.
Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza
del Fascismo è la salvezza per la nostra libertà.
Dell'Italia nei confini
son rifatti gli Italiani,
li ha rifatti Mussolini
per la guerra di domani
Per la gloria del lavoro
per la pace e per l'alloro
per la gogna di coloro
che la Patria rinnegar.
Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza
della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va.
I poeti e gli artigiani
i signori e i contadini,
con orgoglio di Italiani
giuran fede a Mussolini.
Non v'è povero quartiere
che non mandi le sue schiere,
che non spieghi le bandiere
del fascismo redentor.
Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza
della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va.

ALL'ARMI
All'armi! All'armi! All'armi siam fascisti
terror dei comunisti.
E noi del Fascio siamo i componenti
la causa sosterrem fino alla morte
e lotteremo sempre forte forte
finchè terremo il nostro sangue in cuor.
Sempre inneggiando la Patria nostra
che tutti uniti difenderemo
contro avversari e traditori,
che ad uno ad uno sterminerem.
All'armi! All'armi! All'armi siam fascisti etc...
Lo scopo nostro tutti lo sappiamo:
combatter con certezza di vittoria
e questo non sia mai sol per la gloria
ma per giusta ragion di libertà.
I bolscevichi che combattiamo
noi saprem bene far dileguare
e al grido nostro quella canaglia
dovrà tremare, dovrà tremar.
All'armi! All'armi! All'armi siam fascisti etc...
Vittoria in ogni parte porteremo
perchè il coraggio a noi non mancherà
e grideremo sempre forte forte
e sosterrem la nostra causa santa.
In guardia amici! ché in ogni evento
noi sempre pronti tutti saremo,
finchè la gloria di noi fascisti
in tutta Italia trionferà.
All'armi! All'armi! All'armi siam fascisti etc...
Del bolscevismo siamo gli avversari
perchè non voglion Patria nè Famiglia,
perchè sono rifiuti e fanghiglia
che disprezzando noi dobbiam scacciare.
Sempre gridando "Viva l'Italia"
e abbasso tutti i suoi rinnegatori,
in alto, in alto il tricolor
che sarà sempre il nostro amor.

SE NON CI CONOSCETE
Se non ci conoscete guardateci dall'alto
Noi siam le fiamme nere del battaglion d'assalto.
Bombe a man e colpi di pugnal.
Se non ci conoscete guardateci sul viso
veniamo dall'inferno, andiamo in paradiso.
Bombe a man e colpi di pugnal.
E se l'artiglierìa fa il suo bpmbardamento,
gli Arditi vanno all'assalto veloci come il vento.
Bombe a man e colpi di pugnal.
Ci han messo sul trofeo un cipressetto nero
e ci hanno riservato un posto al cimitero.
Bombardier tira la bomba ben.

INNO DEI GIOVANI FASCISTI
Fuoco di Vesta che fuor dal tempio irrompe,
con ali e fiamme la giovinezza va.
Fiaccole ardenti sull'are e sulle tombe
noi siamo le speranze della nuova età.
Duce, Duce, chi non saprà morir?
Il giuramento chi mai rinnegherà?
Snuda la spada! Quando tu lo vuoi
gagliardetti al vento tutti verremo a te.
Armi e bandiere degli antichi eroi,
per l'Italia, o duce, fa balenare al sol.
E va, la vita va,
con sè ci porta e ci promette l'avvenir.
Una maschia gioventù
con romana volontà combatterà
Verrà, quel di verrà,
che la gran Madre degli eroi ci chiamerà
per il Duce, o Patria, per il Re,
a noi!
ti darem gloria e impero in oltremar!

INNO DEGLI UNIVERSITARI FASCISTI
Siamo fiaccole di vita,
siamo l'eterna gioventù
che conquista l'avvenir
di ferro armata e di pensier.
Per le vie del nuovo Impero
che si dilungano nel mar,
marceremo come il duce vuole,
dove Roma già passò.
Bocche di porpora ridenti,
date amor, date amor,
e noi domani a tutti i venti
daremo il tricolor.
O nude stanze,
fredde, squallide nell'ora di studiar,
dove speranze,
sogni, canti pur ci vengono a trovar,
a noi veglianti
sui volumi d'ogni scienza e d'ogni età,
il dover gridi: "Per l'Italia e per il duce
eja, eja, eja, alalà!"

DUCE A NOI
Nell'Italia dei fascisti
anche i bimbi son guerrieri,
siam balilla o moschettieri del regime il baldo fior.
con il Duce qui sul petto,
fa da scudo al nostro affetto
e l'orgoglio accende in cuor.
L'occhio del duce brilla
vivo nei suoi balilla,
siam la scintilla
d'amor che un dì
dal suo cuore usci:
Sì, Sì.
Duce dei tuoi balilla
alta la fede squilla
più dolce nome del tuo non c'è
Duce, Duce per te!
Noi abbiamo un bel moschetto
e l'Italia ce lo diede, moschettieri
l'arma al piede
il destino a preparar.
Se Balilla aveva un sasso
noi scagliamo il nostro cuore
dei piccini maschio ardore,
vuol la Grande Italia fa...
L'occhio del duce brilla...

CARO PAPA'
Caro Papà
ti scrivo e la mia mano
quasi mi trema, lo comprendi tu.
Son tanti giorni che mi sei lontano
e dove vivi non lo dici più.
Le lacrime che bagnano il mio viso
son lacrime di orgoglio, credi a me.
Ti vedo che dischiudi un bel sorriso,
e il tuo Balilla stringi in braccio a te.
Anch'io combatto, anch'io fo la mia guerra,
con fede con onore e disciplina
desidero che frutti la mia terra
e curo l'orticello ogni mattina,
l'orticello di guerra
e prego Dio che vegli su di te babbuccio mio.
Caro Papà,
da ogni tua parola
sprigiona un "Credo" che non si scorda più
fiamma d'amore di patria che consola
come ad amarla mi insegnasti tu.
Così da te le cose ch'ho imparato
le tengo chiuse, strette nel mio cuor
ed oggi come te sono un soldato
credo il tuo Credo con lo stesso amor.
Anch'io combatto, anch'io fo la mia guerra...

FISCHIA IL SASSO
Fischia il sasso, il nome squilla.
del ragazzo di Portoria,
e l'intrepido Balilla
sta gigante nella Storia.
Era bronzo quel mortaio
che nel fango sprofondò
ma il ragazzo fu d'acciaio
e la Madre liberò.
Fiero l'occhio, svelto il passo
chiaro il grido del valore.
Ai nemici in fronte il sasso,
agli amici tutto il cuor.
Fiero l'occhio, svelto il passo
chiaro il viso del valore.
Ai nemici in fronte il sasso,
agli amici tutto il cuor.
Su lupatti, aquilotti!
come sardi tamburini
come siculi picciotti
bruni eroi garibaldini!
Vibra l'anima nel petto
sitibonda di virtù;
freme, Italia, il gagliardetto
e nei fremiti sei Tu!
Fiero l'occhio, svelto il passo...
Siamo nembi di semente,
siamo fiamme di coraggio:
per noi canta la sorgente,
per noi brilla e ride maggio.
Ma se un giorno
la battaglia
agli eroi si estenderà
noi saremo la mitraglia
della Santa Libertà.
Fiero l'occhio, svelto il passo...

L’INNO DEI FIGLI DELLA LUPA
Siamo i figli della Lupa
dell’Italia il primo fiore
e donato abbiamo il cuore
al suo grande Condottier.
Noi di Roma siam Balilla
e del Duca il primo affetto.
Il Suo nome abbiamo in petto
e l’Italia nei pensier.
Suonate campane, suonate festose
a schiere di bimbi che passan gioiose
marciamo inquadrati da veri soldati.
L’Italia e il suo Duca vogliamo seguir.
Suonate campane, suonate festose
a schiere di bimbi che passan gioiose
marciamo inquadrati da veri soldati.
L’Italia e il suo Duca vogliamo servir.
La divisa che portiamo
sempre avrà la nostra Fede.
Mussolini ce la diede
le faremo sempre onor.
Suonate campane, suonate festose
a schiere di bimbi che passan gioiose
cantiamo inquadrati da veri soldati.
L’Italia e il suo Duca vogliamo servir.
Suonate campane, suonate festose
a schiere di bimbi che passan gioiose
marciamo inquadrati da veri soldati.
L’Italia e il suo Duca vogliamo servir.
Suonate campane, suonate festose
a schiere di bimbi che passan gioiose
marciamo inquadrati da veri soldati.
L’Italia e il suo Duca vogliamo servir.

IMPERO
Salve o Re Imperator!
Nuova legge il Duce diè
al Mondo e a Roma
il nuovo Imper.
Fecondato dal lavor,
Legionario orgoglio avrai
del tuo Imper.
Popolo fedel col Sangue lo creò.
Credere, Obbedir,
Combattere saprà.
Vittoriose spiegherà
fulgide le Insegne della Patria al Sol.

LA DISPERATA
Squadriglia disperata che non si ferma mai.
Mai! Mai!
Con l’ala tricolor!
Come aquila indomata l’assalto sempre sferra.
Sferra! Sferra!
Al canto del motor!
Su l’ala armata rigna la morte,
contro ogni sorte si scaglierà!
oillì, oillì, ollì, oillà.
La Disperata: eccola qua!
[fischi]
La Disperata: eccola qua!
Il nero gagliardetto ha il motto “me ne frego”!
Frego! Frego!
E sventola lassù.
Dal sangue benedetto a tutti dice “guai!”.
Guai! Guai!
Non si ripiega più!
No!
Su l’ala armata rigna la morte,
contro ogni sorte si scaglierà!
oillì, oillì, ollì, oillà.
La Disperata: eccola qua!
[fischi]
La Disperata: eccola qua!
Nemici bianchi o neri.
Attenti! Chè son botte!
Botte! Botte!
E chi non l’ha, vien giù.
Sia oggi come ieri, contro i nemici, Dài!
Dài! Dài!
L’Italia vincerà!
Sì!
Su l’ala armata rigna la morte,
contro ogni sorte si scaglierà!
oillì, oillì, ollì, oillà.
La Disperata: eccola qua!
[fischi]
Su l’ala armata rigna la morte,
contro ogni sorte si scaglierà!
oillì, oillì, ollì, oillà.
La Disperata: eccola qua!

MARCIA DELLE LEGIONI
Roma rivendica l'Impero
l'ora dell'Aquile suonò.
Squilli di trombe salutano in vol
dal Campidoglio al Quirinal.
Terra ti vogliamo dominar
Mare ti vogliamo navigar.
Il Littorio ritorna segnal
di forza e di Civiltà.
Sette colli nel ciel.
Sette glorie nel sol.
Dei Cesari il genio e il fato
rivivono nel Duce liberator.
Sotto fasci di allor
nella luce del dì
con mille bandiere passa
il Popolo d'Italia trionfator.
Di Roma o Sol,
mai possa tu
rimirar più fulgida città.
O sol, o sol,
possa tu sempre baciar
sulla fronte invitti i figli dell'Urbe immortal.

DIVINA PATRIA
Un giorno il tambur
lontano rullerà
e le trombe squillino,
trillino, chiamino.
Se poi come un tuon
echeggerà il cannon
ci troverà ben pronti per marciar.
Patria nostra tu, divina Patria
sei più preziosa della nostra vita.
Noi darem per te
con un sorriso sulle labbra
come un dono il nostro ben.
Patria nostra tu, divina Patria
se chiami all'armi correremo uniti.
Premio non vogliam
con un sorriso "a noi" premio sarà.
E' bello morir
la Patria per salvar
la bandiera libera,
palpiti, sventoli,
sui monti e sui mar,
è bello guerreggiar
con dei fucili contro il nemico vil.
Patria nostra tu, divina Patria...

INNO A ROMA
Roma divina a te sul Campidoglio,
dove eterno verdeggia il sacro alloro,
a te, nostra fortezza e nostro orgoglio, ascende il coro.
Salve Dea Roma! Ti sfavilla in fronte il sol che nasce sulla nuova storia;
fulgida in arme, all'ultimo orizzonte, sta la vittoria.
Sole che sorgi
libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma,
maggior di Roma.
Per tutto il cielo è un volo di bandiere
e la pace del mondo oggi è latina;
Il tricolore canta sul cantiere, sull'officina.
Madre che doni ai popoli la legge
eterna e pura come il sol che nasce,
benedici l'aratro antico e il gregge folto che pasce!
Sole che sorgi...
Benedici il riposo e la fatica
che si rinnova per virtù d'amore,
la giovinezza florida e l'antica Età che muore.
Madre di uomini e di lanosi armenti,
d'opere schiette e di pensose scuole,
tornano alle tue case i reggimenti e sorge il sole...
Sole che sorgi...

PREGHIERA DEL LEGIONARIO
Iddio, che accendi ogni fiamma e fermi ogni cuore
rinnova ogni giorno la passione mia per l'Italia.
Rendimi sempre più degno dei nostri morti, affinchè
loro stessi -i più forti- rispondano ai vivi:
"Presente"!
Nutrisci il mio spirito della tua saggezza
e il mio moschetto della tua volontà.
Fa più aguzzo il mio sguardo e più sicuro il mio piede
sui valichi sacri alla Patria:
Sulle strade, sulle coste, nelle foreste
e sulla quarta sponda, che già fu di Roma.
Quando il futuro soldato mi marcia accanto nei ranghi,
ch'io senta battere il suo cuore fedele.
Quando passano i gagliardetti e le bandiere,
che tutti i volti si riconoscano in quello della Patria,
La Patria che faremo più grande
portando ognuno la sua pietra al cantiere.
Oh Signore! Fa della tua Croce l'insegna che precede
il labaro della mia legione.
E salva l'Italia, l'Italia nel Duce,
sempre e nell'ora di nostra bella morte.
E salva l'Italia, del Duce, nel Duce,
sempre e nell'ora di nostra bella morte.
Così sia. Così sia.

TI SALUTO, VADO IN ABISSINIA
Si formano le schiere e i battaglion
che van marciando verso la stazion.
Hanno lasciato il loro paesello
cantando al vento un gaio ritornello.
Il treno parte e ad ogni finestrin
ripete allegramente il soldatin.
Io ti saluto e vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.
Appena giunto nell'accampamento
dal reggimento ti scriverò.
Ti manderò dall'Africa un bel fior
che nasce sotto il ciel dell'equator.
Io ti saluto e vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.
Quel giovane soldato tutto ardor
c'è chi sul petto ha i segni del valor
ma vanno insieme pieni di gaiezza
cantando gli inni della giovinezza.
Il vecchio fante che non può partir
rimpiange in cuore di non poter dir.
Io ti saluto e vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.
Appena giunto nell'accampamento
dal reggimento ti scriverò.
Ti manderò dall'Africa un bel fior
che nasce sotto il ciel dell'equator.
Io ti saluto e vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.

ADUA
Passa la vittoria
sfavillante in un baglior
nel cielo d'or
mille artili adunchi
si protendono a ghermir
non può sfuggir
ecco gli italiani già
che hanno preso la città
belli nel maschio viso
in un sorriso vogliono cantar:
Adua è liberata
è ritornata a noi,
Adua è conquistata
risorgono gli eroi.
Va, vittoria va,
tutto il mondo sa.
Adua è vendicata,
gridiamo alalà.
Rullano i tamburi
cessa il suono del cannon.
Quanta emozion!
S'alza tra le lacrime
di gioia e di passion
una vision:
sono i martiri che un dì
questa terra ricoprì,
ombre color di sangue
nel sol che langue
cantano così:
Adua è liberata...

FACCETTA NERA
Se tu dall'altopiano guardi il mare,
moretta che sei schiava tra gli schiavi,
vedrai come in un sogno tante navi
e un tricolore sventolar per te.
Faccetta nera, bell'abissina
aspetta e spera che già l'ora s'avvicina
quando saremo vicino a te
noi ti daremo un'altra legge e un altro Re.
La legge nostra è schiavitù d'amore
il nostro motto è libertà e dovere
vendicheremo noi camice nere
gli eroi caduti liberando te.
Faccetta nera, bell'abissina...
Faccetta nera, piccola abissina,
ti porteremo a Roma liberata
dal sole nostro tu sarai baciata
sarai in camicia nera pure tu.
Faccetta nera sarai romana,
la tua bandiera sarà sol quella italiana,
noi marceremo insieme a te
e sfileremo avanti al Duce, avanti al Re.

IL RITORNO DEL VOLONTARIO
Mamma ritorna ancora alla casetta
sulla montagna che mi fu Natale
son pien di gloria amata mia vecchietta
ho combattuto in Africa Orientale.
Asciuga il dolce pianto
ripeti al mondo intero
che il figlio tuo sincero
ha vinto e lotta ancor.
Italia va, con la tua giovinezza
per la maggior grandezza
il Duce sempre a vegliar sarà...
Veglierà il re, gloriosa Patria bella
tu sei la viva stella
che il Duce al Mondo ridonerà
Nella valigia t'ho portato un fiore
io lo raccolsi in mezzo alla battaglia
il suo profumo aspira con amore
se crepitasse ancora la mitraglia.
Bagnato è tutto intorno
del sangue d'un guerriero
che per crear l'Impero
vince e lotta ancor.
Italia va, con la tua giovinezza
per la maggior grandezza
il Duce sempre a vegliar sarà...
Veglierà il re, gloriosa Patria bella
tu sei la viva stella
che il Duce al Mondo ridonerà

CANTO DEI VOLONTARI
Quando la bella mia m'ha salutato
piangendo m'ha donato il tricolore:
"Il bianco è tutto il pianto che ho versato,
il rosso è tutto il fuoco del mio amore,
il verde è la speranza
che un dì ritornerai,
e allor mi sposerai
s'io morta non sarò."
Bel morettin,/se il tricolor ti piace,/la libertà e la pace/Italia bella ti donerà;/bel morettin/solleva la tua mano,/saluta da Romano,/chè ti portiamo la civiltà.
Quando la bella mia m'ha salutato
coi tre colori della mia bandiera
un grande fazzoletto ha ricamato
da metter sulla mia camicia nera.
Speranza, fede, amore,
io porto sopra il petto,
accanto al mio moschetto
che strada mi farà. Bel morettin...
Quando la bella mia m'ha salutato
ha colto tante rose nel giardino,
ne ha fatto un grande mazzo profumato
perchè lo porti in dono a un'abissino.
Le rose io te le porto
e te le voglio offrire
ma se vorrai le spine
le spine ti darò. Bel morettin...
La mia bandiera porterai sul petto
allor che attaccherete l'invasore;
e la difenderai col tuo moschetto
e la difenderai col tuo valore.
Un bacio, un giuramento
e và'in combattimento,
e quando tornerai
la vita ti darò. Ma non tornar/se per la Patria bella/di libertà la stella/in cielo/ancora non brillerà./E se avverrà/che in mezzo alla battaglia/ti colga la mitraglia/il bacio mio ti raggiungerà.

CANTATE DEI LEGIONARI
Ce ne fregammo un dì della galera
ce ne fregammo della triste sorte
per preparare questa gente forte
che se ne frega adesso di morir.
Il mondo sa che la camicia nera
s'indossa per combattere e morir.
Duce!
Per il Duce e per l'Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!
I morti che lasciammo a passo Uarieu
sono i pilastri del romano Impero.
Gronda di sangue il gagliardetto nero
che contro l'Amba il barbaro inchiodò.
Sui morti che lasciammo a passo Ureu
la Croce di Giuliani sfolgorò.
Duce!
Per il Duce e per l'Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!
"Ma la mitragliatrice non la lascio!"
gridò ferito il legionario al passo.
Colava sangue sul conteso sasso
il costato che a Cristo somigliò.
"Ma la mitragliatrice non la lascio!"
e l'arma bella a un tratto lo lasciò!
Duce!
Per il Duce e per l'Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!
O Duce hai dato al popolo l'Impero
noi col lavoro lo feconderemo,
col vecchio mondo diventato scemo
ci sono sempre conti da saldar.
O Duce hai dato al popolo l'Impero
siamo pronti per te a ricominciar.
Duce!
Per il Duce e per l'Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!

MEDITERRANEO
Nizza, Savoia, Corsica fatal
Malta baluardo di romanità,
Tunisi nostre sponde monti e mar
suona la libertà, la libertà.
Va gran Maestrale
urla, romba, ruggi con furor
stranier, via!
Duce col rostro che Duilio armò
Roma fedele a te trionferà.
In armi camicie nere
in piedi fratelli corsi
voi ritrovate al fin
la Patria santa, la grande madre
che vi amò, che vi chiamò
con la spada Corsi, con la fede
l'invitto Duce vi rivendicò.
Di Malta lo strazio grida
nel cuore d'Italia,
l'audacia che irrompe e sfonda
Britannici navigli schianterà.
Noi ti riconquistiam con Garibaldi.
Nizza, Nizza col tuo biondo marinar
vinceremo, Duce, vinceremo
tu sei la gloria e l'avvenir.

CIAO BIONDINA
per le vie del mondo, non tardar.
Ogni studentin gaio soldatin
lascia i libri e l'Università
Ciao biondina, ci rivedremo
un bel giorno ci incontreremo
da lontan, quando resterò
solo col mio cuor ti penserò.
Sognerò di baciare ancor
la tua treccia d'or,
addio biondona.
Ciao biondina, è giunta l'ora.
Ciao biondina, un bacio ancora.
Con ardor il goliardo va
senza mai esitar combatterà.
Ciao mio caro amor
presto torna vincitor.
Sfila il battaglion, rombano i motor
sempre in alto il cuore tricolor.
Vincere o morir, questo è l'avvenir
della più gagliarda gioventù.
Ciao biondina, ci rivedremo
un bel giorno ci incontreremo
da lontan, quando resterò
solo col mio cuor ti penserò.
Sognerò di baciare ancor
la tua treccia d'or,
addio biondona.
Ciao biondina, è giunta l'ora.
Ciao biondina, un bacio ancora.
Con ardor il goliardo va
senza mai esitar combatterà.
Ciao mio caro amor
presto torna vincitor.

ADDIO MIA PICCOLA
Ci bacia la rugiada mattutina...
addio biondina... addio biondina!
L'armata degli eroi già s'incammina
verso la gloria si va... si va...!
Non c'è barriera al mondo che resistere potrà.
Addio mia piccola, partiamo intrepidi
contro il nemico che piegare si dovrà,
gli antichi barbari dovranno cedere,
per il trionfo di una nuova civiltà.
Addio mia piccola, nel sogno baciami
e vittorioso tornerò vicino a te
dobbiamo vincere e vinceremo
col nostro Duce per l'Italia e per il Re.

E' PARTITA UNA TRADOTTA
E' partita una tradotta,
tutta piena di diciott'anni,
visi freschi, cuori spaccati
dalle granate dell'allegrìa.
Hanno preso la via del mare
questi giovani in grigioverde
col prurito nelle mani
e l'amore nei tascapani.
L'han chiamato "Il Battaglione
del figiol... di mamma mia!"
Fà una pernacchia e tira via
perchè c'è sempre qualche frescone...
Parapam...pam...pam...
Mamma mia, ma col moschetto,
bacio in fronte, te l'ho detto
salutando alla stazione,
questo è quello della mitraglia;
mamma mia, ma col pugnale,
chè la guerra non è finita,
scaglia l'anima nella partita,
lasciala andare dove vorrà.
I diciott'anni li consumiamo
tra la gavetta e le scarpinate,
poi verrà l'ora che batte il cuore
quell'ora santa delle legnate.
O Battaglione di primavera
dove si ferma nessun lo sa.
Per ora andiamo oltre i confini
Battaglioni di Mussolini!

LA SAGA DI GIARABUB
Inchiodata sul palmeto
veglia immobile la luna,
a cavallo della duna
sta l'antico minareto.
Squilli, macchine, bandiere,
scoppi, sangue, dimmi tu,
che succede cammelliere?
E' la saga di Giarabub!
Colonnello non voglio il pane
dammi piombo pel mio moschetto,
c'è la terra del mio sacchetto
che per oggi mi basterà.
Colonnello non voglio l'acqua
dammi il fuoco distruggitore,
con il sangue di questo cuore
la mia sete si spegnerà.
Colonnello non voglio il cambio
qui nessuno ritorna indietro
non si cede neppure un metro
se la morte non passerà.
Spunta già l'erba novella
dove il sangue scese a rivi,
quei fantasmi in sentinella
sono morti o sono vivi?
E chi parla a noi vicino,
cammelliere non sei tu?
In ginocchio pellegrino,
son le voci di Giarabub
Colonnello non voglio il pane...
Colonnello non voglio l'acqua...
Colonnello non voglio il cambio...
Colonnello non voglio encomi,
sono morto per la mia Terra.
Ma la fine dell'Inghilterra
incomincia da Giarabub.

LA CANZONE DEI SOMMERGIBILI
Sfiorano l'onde nere nella fitta oscurità,
dalle torrette fiere ogni sguardo attento stà.
Taciti ed invisibili partono i sommergibili!
Cuori e motori
d'assaltatori
contro l'Immensità!
Andar pel vasto mar
ridendo in faccia a Monna Morte ed al Destino!
Colpir e seppellir
ogni nemico che s'incontra sul cammino!
E' così che vive il marinar
nel profondo cuor
del sonante mar!
Del nemico e dell'avversità
se ne infischia perchè sa
che vincerà!
Giù sotto l'onda grigia di foschia nell'albeggiar
una torretta bigia spia la preda al suo passar!
Scatta dal sommergibile
rapido ed infallibile
dritto e sicuro batte il siluro
schianta e sconvolge il mar!
Andar, ecc... ecc...
Ora sull'onda azzurra nella luce mattinal
ogni motor sussurra come un canto trionfal!
Ai porti inaccessibili
tornano i sommergibili:
ogni bandiera
che batte fiera
una Vittoria val!
Andar, ecc... ecc...

ADESSO VIENE IL BELLO
Si scioglie la neve, la nebbia, la brina
quei turpi inglesi
che pernottano in cantina
tracannando bottiglie,
succhiando pastiglie
domandano ai topi
quando il tempo cambierà.
April non giunge col vol di colombe
lancia dai cieli pioggia di bombe,
lancia siluri a colpi sicuri
è l'Aprile d'Italia che gloria ci dà.
percossa e sconvolta
dal basso e dall'alto,
tu non resisti non resisti
al nostro assalto.
Malvagia Inghilterra tu perdi la guerra
la nostra vittoria sul tuo capo fiera sta.
Adesso viene il bello, adesso viene il bello,
isoletta di pescator a nord ritornerai.
Adesso viene il bello, adesso viene il bello,
Inghilterra, Inghilterra la tua fin segnata è già.
La flotta che muove da Capoteulada
dando prova nell'Atlantico la strada
su navi guerriere le nostre bandiere
si schierano al vento della santa libertà.
Falsa Inghilterra per ogni naviglio
perdi una zanna, perdi un artiglio,
non c'è rimedio sei stretta d'assedio
è l'Aprile d'Italia che morte ti dà.
Dovrai per giustizia,
malvagia Inghilterra lasciare Malta,
abbandonare Gibilterra.
Dal cuor delle genti,
i tre continenti il nome d'Italia
benedetto salirà.
Adesso viene il bello...

VINCERE! VINCERE! VINCERE!
Temprata da mille passioni
la voce d'Italia squillò!
"Centurie, coorti, legioni,
in piedi chè l'ora suonò"!
Avanti gioventù!
Ogni vincolo, ogni ostacolo
superiamo!
Spezziam la schiavitù
che ci soffoca
prigionieri nel nostro mar!
Vincere! Vincere! Vincere!
E vinceremo in cielo in terra in mare!
E' la paroloa d'ordine
d'una suprema volontà
Vincere! Vincere! Vincere!
ad ogni costo! nulla ci fermerà.!
I nostri cuori esultano
nell'ansia di obbedir!
Le nostre labbra giurano:
o vincere o morir!
Elmetto, pugnale, moschetto:
a passo romano si va!
La fiamma che brucia nel petto
ci sprona, ci guida: si va!
Avanti! Si oserà
l'inosabile!
L'inesorabile, l'impossibile
non esiste!
La nostra volontà
è invincibile!
Mai nessuno ci piegherà!
Vincere! Vincere! Vincere...

CAMERATA RICHARD
Camerata Richard, benvenuto.
Posa il sacco si scivola bada,
il nemico è al di là della strada...
...parla piano già t'hanno veduto.
Ventun anni, la stessa mia classe...
...questo vedi è il mio primo bambino...
e tu sei fidanzato a Berlino
e abitate alla Krausenstrasse?
Se mia madre a quest'ora pensasse
che ho trovato un amico vicino...!
Camerati d'una guerra,
camerati d'una sorte,
chi divide pane e morte,
non si scioglie sulla terra!
Camerati d'una guerra,
camerati d'una sorte,
chi divide pane e morte,
più nessun lo scioglierà!...
Camerata Richard, tre minuti...
...due minuti...un minuto... si attacca!
...c'è il mio nome cucito alla giacca.
pronti? fuori!
che il cielo ci aiuti!
Camerata Richard, come canta
la mitraglia di quella piazzola...
Tieni a mente Salvetti Nicola,
Vico Mezzocannone, cinquanta.
Oggi tutta la terra si schianta,
ma noi due siamo un anima sola.
Camerati d'una guerra,
camerati d'una sorte,
chi divide pane e morte,
non si scioglie sulla Terra!
Camerati, fuori il passo,
sulla strada della gloria
coglieremo la vittoria
per la nostra libertà.

LILI MARLEN
Tutte le sere
sotto quel fanal,
presso la caserma,
ti stavo ad aspettar.
Anche stasera aspetterò
e tutto il mondo scorderò,
con te, Lilì Marlen, con te, Lilì Marlen.
O trombettiere, stasera non suonar.
Una volta ancora
la voglio salutar.
Addio piccina, dolce amor,
ti porterò per sempre in cuor.
Con me, Lilì Marlen, con me, Lilì Marlen.
Dammi una rosa da tener sul cuor,
legala col filo dei tuoi capelli d'or.
Forse domani piangerai
ma dopo tu sorriderai.
A chi Lilì Marle, a chi Lilì Marlen?
Quando nel fango debbo camminar,
sotto il mio fardello
mi sento vacillar.
Che cosa mai sarà di me
ma poi sorrido e penso a te.
A te Lilì Marlen, a te Lilì Marlen.
Se chiudo gli occhi,
il viso tuo mi appar come quella sera
nel cerchio del fanal...
Tutte le notti sogno allor
di ritornar... di riposar...
Con te, Lilì Marlen, con te, Lilì Marlen.

VECCHIA PELLE
Ci siamo fatti ormai la pelle dura
su tutti i fronti sotto ignoti cieli;
son già fioriti tante volte i meli
e il legionario è ancora a guerreggiar.
Ci siamo fatta la pellaccia dura
coi bolscevichi e i giuda d'oltremar.
Vecchia pelle cieli ignoti
Fiamme Nere dappertutto
nascerà da tanto lutto,
una nuova umanità.
Per i figli, pei nipoti,
ci battiam su tutti i fronti
solo agli ultimi orizzonti
la vittoria in armi sta.
Da un continente all'altro detta Roma
l'eterna legge dell'antica razza
col mitra, col pugnale e la ramazza
l'ordine nuovo noi vogliamo dar.
Ce ne freghiamo noi della galera,
ce ne freghiamo, adesso, di cantar.
Legionario tieni duro,
chè il tallon è quel degli avi
quando il mondo dominavi
con romanica virtù
metteremo giuda al muro;
con il duce in testa a noi
diveniamo tutti eroi
e la morte a tu per tu.

BATTAGLIONI "M"
Battaglioni del Duce, battaglioni,
della morte creati per la vita,
a Primavera s'apre la partita,
i continenti fanno fiamme e fior.
Per vincere ci vogliono i leoni
di Mussolini armati di valor.
Battaglioni della morte,
battaglioni della vita,
ricomincia la partita,
senza l'odio non c'è amor.
"M" rossa uguale sorte,
fiocco nero alla squadrista
noi la morte
l'abbiam vista
con due bombe e in bocca un fior.
Contro l'oro c'è il sangue e fa la storia,
contro i ghetti profumano i giardini,
sul mondo batte il cuor di Mussolini,
a Marizai il buon seme germogliò.
Nel clima di battaglia e di vittoria
la fiamma nera a ottobre divampò.
Contro Giuda e contro l'oro
sarà il sangue a far la storia.
Ti daremo la vittoria, Duce,
o l'ultimo respir.
Battaglioni del Lavoro,
battaglioni della fede.
Vince sempre chi più crede
chi più a lungo sa patir.

SAN MARCO
Popol d’Italia avanti, avanti,
bagna nel mar le tue bandiere,
gente di mille primavere
l’ora dei forti suonerà.
Stretto il patto con la morte
chiusa in pugno abbiam la sorte,
sui leoni l’abbiam giurato
per l’eterna libertà, la libertà... San Marco, San Marco!
Cos’importa se si muore
quando il grido del valore
con i fanti eterno sta.
Arma la prora o marinaio,
vesti la giubba di battaglia,
per la salvezza dell’Italia
forse doman si morirà.
Come a Lissa, così a Premuda
pugneremo a spada nuda,
sui leoni l’abbiam giurato
per l’eterna libertà, la libertà...
San Marco, San Marco!
Cos’importa se si muore
quando il grido del valore
con i fanti eterno sta.

X FLOTTIGLIA MAS
Quando pareva vinta Roma antica,
sorse l’invitta Decima Legione,
vinse sul campo il barbaro nemico
Roma riebbe pace con onore.
Quando all’ignobil 8 di settembre
abbandonò la Patria il traditore
sorse dal mar la Decima Flottiglia
e prese l’armi al grido “Per l’onore”!
Decima Flottiglia nostra
che beffasti l’Inghilterra,
vittoriosa ad Alessandria
Malta, Suda e Gibilterra.
Vittoriosa già sul mare,
ora pure sulla terra
vincerai!
Navi d’Italia che ci foste tolte
non in battaglia ma col tradimento,
nostri fratelli prigionieri o morti,
noi vi facciamo questo giuramento:
noi vi giuriamo che ritorneremo
là dove Dio volle il tricolore.
Noi vi giuriamo che combatteremo
fin quando avremo pace con onore!
Decima Flottiglia nostra
che beffasti l’Inghilterra,
vittoriosa ad Alessandria
Malta, Suda e Gibilterra.
Vittoriosa già sul mare,
Ora pure sulla terra
Vincerai!

CARA AL SOL
Cara al sol con la camisa nueva
que tú bordaste en rojo ayer,
me hallará la muerte si me lleva
y no te vuelvo a ver.
Formaré junto a los compañeros
que hacen guardia sobre los luceros,
impasible el ademán, y estan
presentes en nuestro afán.
Si te dicen que caí,
me fui al puesto que tengo allí.
Volverán banderas victoriosas
al paso alegre de la paz
y traerán prendidas cinco rosas,
las flechas de mi haz.
Volverá a reir la primavera,
que por cielo, tierra y mar se espera.
Arriba, escuadras, a vencer;
que en España enpieza a amanecer!
España una
España grande
España libre
Arriba España

INNO DEI SOMMERGIBILISTI
Sfiorano l'onde nere nella fitta oscurità
dalle torrette fiere ogni sguardo attento sta.
Taciti ed invisibili
partono i sommergibili!
Cuori e motori
d'assaltatori
contro l'Immensità!
Andar
pel il vasto mar
ridendo in faccia a Monna Morte ed al Destino!
Colpir
e seppellir
ogni nemico che s'incontra sul cammino.
E' così che vive il marinar
nel profondo cuor
del sonante mar!
Del nemico e dell'avversità
se ne infischia perché sa
che vincerà!
Giù sotto l'onda grigia di foschia nell'albeggiar
una torretta bigia spia la preda al suo passar!
scatta dal sommergibile,
rapido ed infallibile,
dritto e sicuro,
batte il siluro
schianta e sconvolge il mar.
Andar
pel il vasto mar
ridendo in faccia a Monna Morte ed al Destino!
Colpir
e seppellir
ogni nemico che s'incontra sul cammino.
E' così che vive il marinar
nel profondo cuor
del sonante mar!
Del nemico e dell'avversità
se ne infischia perché sa
che vincerà!

STORNELLI LEGIONARI
Vogliamo scolpire una lapide
incisa sull’umile scoglio,
a morte il marchese Badoglio
noi siam fascisti repubblican.
A morte il Re
viva Grazian,
evviva il Fascio
Repubblican!
Vogliamo scolpire una lapide
incisa su pelle di troia
a morte la casa Savoia
noi siam Fascisti repubblican.
A morte il Re
viva Grazian,
evviva il Fascio
Repubblican!

FIAME NERE
Mamma non piangere, c'è l'avanzata,
tuo figlio è forte, su in alto il cuor!
Asciuga il pianto, mia fidanzata,
che nell'assalto, si vince o si muor!
Avanti Ardito!
Le Fiamme Nere,
Son come il simbolo
fra le tue schiere;
Scavalca i ponti,
divora il piano,
pugnal fra i denti
le bombe a mano...
L'Ardito è bello, l'Ardito è forte!
Ama le donne, beve il buon vin;
per le sue fiamme color di morte
trema il nemico quando è vicin!
Avanti Ardito!
Le Fiamme Nere,
Son come il simbolo
fra le tue schiere;
Scavalca i ponti,
divora il piano,
pugnal fra i denti
le bombe a mano.

ME NE FREGO
Il motto pregiudicato e schietto
Fu detto da un baldo giovanotto
Fu trovato molto bello se ne fece un ritornello
E il ritornello allegro fa così
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
Albione la dea della sterlina
S'ostina vuol sempre lei ragione
Ma Benito Mussolini
Se l'italici destini sono in gioco può ripetere così
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
Franchezza di marca italiana
Non vana baldanza che disprezza
Chi sa bene quel che vuole
Non può dir tante parole
Per sbrigarsi gli conviene dir così
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
L'Italia che chiede un posto al sole
Non vuole non può star sempre a balia
Il linguaggio suo rivela che le è uscita di tutela
E a chi si scandalizza può ripetere così
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
È strano c'è un ascaro che è allegro
È negro ma parla in italiano
Per provar che parla bene
Proprio come si conviene
Ripete a perdifiato tutto il dì
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me
Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego con quel che piace a me.
Duce! Duce! Duce!
Il popolo italiano oggi è fiero
Perché vive in un’era di grandezza
Guidato dal suo grande condottiero
Che ritemprò nel cuor la giovinezza
Quel cuor di giovinezza ch’è soldato
E per la patria vuole libertà.
Duce, tu sei la luce
La fiamma tu sei nel cuore
La patria se vorrà
Il sangue si darà.
Se il mondo vuol la pace
Dovrà sentir la voce
D’un popolo che die
Duce, duce, duce.
Lavoro e patria questa è la bandiera
Che il popolo d’Italia benedice
Perché nel sangue ha quella fiamma nera
Che brilla tanto in guerra come in pace.
La fiamma che ha infiammato tanti cuori
Che caddero per la sua libertà.
Duce tu sei la luce….
Rivola ardita l’aquila imperiale
Nel cielo dell’impero conquistato
Col bacio dell’aurora ch’è immortale
E sempre la grandezza al mondo ha dato
E questo bacio che affratella il cuore
E la bellezza della libertà.
Duce tu sei la luce….. ecc.

LE DONNE NON CI VOGLIONO PIU' BENE 
(canto dei soldati della Repubblica Sociale)


Le donne non ci vogliono più bene
perchè portiamo la camicia nera
Hanno detto che siamo da catene
hanno detto che siamo da galera.
L'amore coi fascisti non conviene.
Meglio un vigliacco che non ha bandiera,
uno che non ha sangue nelle vene,
uno che serberà la pelle intera.
Ce ne freghiamo.
La Signora Morte
fa la civetta in mezzo alla battaglia,
si fa baciare solo dai soldati.
Sotto ragazzi,
Facciamole la corte!
Diamole un bacio sotto la mitraglia!
Lasciamo l'altre donne agl'imboscati.


LE DONNE NON VI VOGLIONO PIU' BENE 
(canto delle ausiliarie della Repubblica Sociale)


Le donne non vi vogliono più bene
perchè portate la camicia nera.
Non vi crucciate, donne da galera
che tutti sanno avvinte da catene.
A voi fascisti, a voi, non si conviene,
chi rinnegò la patria e la bandiera,
chi si donò al nemico tutta intera,
chi ha stoppa in capo ed acqua nelle vene!
Voi che correte il Palio della Morte,
fra quattro mura intenti alla battaglia,
che per sorteggio, arride a voi soldati,
se un cuor di donna vi farà la corte,
che vi ha seguito sotto la mitraglia:
è un fuoco in meno in petto agli imboscati!

INNO DELLEW GIOVANI ITALIANE
Siam le giovani italiane
Stuol di rondini legger
Che dell’aquile romane
Camminiamo sul sentier.
Or l’Italia è tutta un volo
Ala nuova primavera
Batti l’ala, ardita schiera
Della Patria il sol brillò.
Il suo raggio a noi si stende
In un fascio tricolor
E nel cielo si distende
La canzone del valor.
Le sacre vestali
D’Italia siam noi
Che guardan la fiamma
Dei martiri tuoi
Eterna sua luce
Nei cuori serbiamo
L’Italia del Duce
Per te lo giuriam
Italia del Duce
Per te lo giuriam!
Siam le balde sentinelle delle italiche virtù
Siam le vigili sorelle della nostra gioventù.
E’ la casa il sacro altare
Dell’amor che in noi divampa
Ivi accesa abbiam la vampa
Che la patria ci affidò!
Se la patria ancor dimane
I suoi figli chiamerà
Delle giovani italiane
Il primo grido echeggerà.
Le sacre vestali, ecc.
Fu tradita la vittoria
Rinnegato il patrio amor
Ma dei martiri la gloria
Fiero accolse il Duce in cor.
Or dal Brennero ai tre mari
Un sol patto ci raduna
E d’Italia la fortuna
Nel littorio si giurò
Delle giovani italiane
Ove il cuor a guardia sta
La tua luce sovrumana
Niuno, Italia, spegnerà!
Inno delle piccole italiane
Noi siamo l’alba d’or
Vispe cresciamo all’aura e al sol
Siamo d’Italia bimbe
Desianti l’Italia far più grande ancor.
I nostri picciol cuor
Picciol ma ardenti d’amor
Come augellini gorgheggianti
Iddio prega, salva il Duce ognor.
E fatte un giorno donne
Diventerem sorelle
Pronte al tuo cenno o Duce, sì
Per l’Italia e per il Re!
Italia bella, patrio suol
Gridan le bimbe, t’amiamo
A te daremo la nostra giovinezza in fiore
Per te nel nostro focolare
Nidi di pace e di gioia
Lavorerem con fede e amor
Di Roma eterna in onor!

ROMA RIVENDICA L'IMPERO
Roma rivendica l’impero
L’ora dell’aquile suonò.
Squilli di trombe salutano il vol
Dal Campidoglio al Quirinal
Terra ti vogliamo dominar
Mare ti vogliamo navigar
Il littorio ritorna segnal
Di forza e di civiltà.
Sette colli nel ciel
Sette glorie nel sol
Dei cesari il genio e il fato
Rivivono nel Duce liberator.
Sotto fasci di allor
Nella luce del dì
Con mille bandiere
Passa il popolo d’Italia, trionfator.
Di Roma o sol mai possa tu
Rimirar più fulgida città
O sol, o sol possa tu
Sempre baciar sulla fronte invitta
Ai figli dell’Urbe immortal.

INNO DEI BALILLA MOSCHETTIERI
Nell’Italia dei fascisti
Anche i bimbi son guerrieri
Siam balilla moschettieri
Dell’Italia il baldo fior.
La medaglia che portiamo
Con il Duce qui sul petto
Fa da scudo al nostro affetto
E d’orgoglio accende i cuor.
L’occhio del Duce brilla
Fiso nei suoi balilla
Siam la scintilla d’amor
Che un dì
Dal suo gran cuore uscì!
Sì, sì
Duce dei tuoi balilla
Alta la fede squilla
Più dolce nom del tuo non v’è
Duce, Duce per te!
Noi abbiamo un bel moschetto
E l’Italia ce lo diede
Moschettiere l’armi al piede
Il destino a preparar!
Se Balilla aveva un sasso
Noi lanciamo il nostro cuore
Dei piccini il maschio ardore
Può la grande Italia far!
L’occhio del Duce brilla, ecc.
Primavera delle genti
Torna Roma ai suoi destini
L’ha voluto Mussolini
Il suo sogno in marcia e già!
Roma eterna i suoi tesori
Fiera al mondo additerà.
L’occhio del Duce brilla, ecc.

STORNELLI
Se Benito tira dritto
Prenderemo anche l’Egitto,
se ci manca la farina
prenderemo anche la Cina
Sia allungato lo stivale
Fino all’Africa Orientale"…

CONTI APERTI
Allungato è lo stivale
Fino all’Africa Orientale,
ma allargato adesso sia
con Biserta e Tunisia!
Torna Corsica rocciosa
Gema italica preziosa
Villafranca? Il patto muoia
E a noi torni la Savoia!
Fuori fuori da Gibuti
Gli slombati ed i cornuti
Via aperta, è naturale,
di Suez per il canale!
Baldanzoso Deladier
Ripeteva i suoi "jamais!"
Ma per forza "aujourd’hui"
Dovrà dire sempre "oui"!
Cuginanze e sorellanze
Son finite, addio speranze!
Con i pianti e con i preghi
Francia tu più non ci freghi!
Con le buone e senza stizza
All’Italia torni Nizza
E l’inglese in tutta fretta
Ci ridia Malta e Valletta!
Con Badoglio e con Graziani
A Parigi gli italiani
Entreranno rosei e freschi
Incontrandovi i tedeschi!
O francesi ecco i nodi
Degli inganni e delle frodi
L’ora è giunta e certi conti
Siano resi tutti e pronti!

LA CANZONE DI MARIA UVA
Cantava Maria Uva
i canti della sua terra,
portavaa chi partiva per la guerra
il bacio di una sorella.
Passano di Suez il canal
le navi volte all’Africa Oriental,
quand’ecco di laggiù
si leva un canto allor;
è un canto che saluta il Tricolor;
o Legionario va
e come un giorno fu
la Quarta Sponda a noi ritornerà.
Dopo tante prove di valor
sull’amba già garrisce il Tricolor,
ma sotto il cielo blu
nessuno può dormir:
si pensa alla sorella di laggiù,
quell’eco porta ancor
di quel sublime cuor
il canto dell’attesa e del valor.
Sorridi Maria Uva
ritornan le navi degli eroi,
ricanta ancor per noi.

INNO DELLA LEGIONE TAGLIAMENTO
Per voi ragazze belle della via
che avete il volto della primavera,
per voi che siete tutta poesia
e sorridete alla camicia nera,
per voi noi canteremo le canzoni
dei nostri vittoriosi battaglioni.
Ohè camerati
degli "M" decorati. Lerai!
Il Don ci ha battezzati, Lerai!
Partiti dalla Roma madre antica,
per continuar la marcia redentrice,
andammo nella russia bolscevica
portando in cuor la fede innovatrice.
Ci precedette un epica Legione
ci accolse il rombo cupo del cannone.
Ohè camerati...
Poi venne il di dell'algido squallore
in riva al grande fiume dei cosacchi,
allor rifulse indomito il valore
che invermigliò la lotta negli attacchi.
La nostra "M" ormai del tutto stinta,
dal sangue degli eroi venne ritinta.
Ohè camerati...
E quando a Roma noi ritorneremo.
e per le vie dell'Urbe sfileremo,
le nere insegne tutte insanguinate
innanzi al nostro Duce inchineremo.
Su di esse inciso v'è come nel quarzo
tutto il valor della "23 marzo".
All'erta imboscati,
che gli "M" son tornati, gli eroi,
sarete bastonati, da noi!

BRIGATE NERE
Brigate nere , avanguardia di morte
siam vessillo di lotte e di orror,
siamo l'orgoglio trasformato in coorte
per difendere d'Italia l'onor.
Viva l'Italia!
Fascisti, a noi!
Il Fascio è simbolo di tanti Eroi
Brigate nere, dai saldi cuori
contro i nemici di dentro e di fuori!
Come una rapida freccia che scocca
scatta il pugnale che sa vendicar;
siamo Fascisti, guai a chi ci tocca,
ogni nemico facciamo tremar!
Viva l'Italia!
Fascisti, a noi!
Il Fascio è simbolo di tanti Eroi
Brigate nere, dai saldi cuori
contro i nemici di dentro e di fuori!

A NOI LA MORTE NON CI FA PAURA
O battaglion toscano
il bello tu... sei tu
di tutta la Repubblica
la meglio gioventù
Qualcuno arriccia il naso
vorrebbe biasimar
ma noi non si fa caso
si tira a camminar.
E con in testa il nostro comandante
lo seguiremo lungo il suo cammin,
canta mitraglia la rumba fulminante
chè legionari siam di Mussolin.
A noi la morte non ci fa paura:
ci si fidanza e ci si fa l'amor,
se poi ci avvince e ci porta al cimitero
s'accende un cero e non se neparla più.
Vogliam morire tutti crocefissi,
per riscattare un'ora di viltà,
se ci restasse di vita un sol minuto
noi lo vivremo per un'eternità.

IL BRENNERO E' ITALIANO
Là dove Druso un dì passò, io ci ritornerò.
La vetta dell'Italia col mio cuor difenderò.
E guai a chi dal Brennero il cippo sposterà:
Bolzano e l'Alto Adige Italia resteran.
Lassù, lassù, lassù noi resterem,
tra i verdi boschi e l'azzurro ciel.
Lassù, lassù, lassù noi resterem:
sì, sì, noi resterem!
Bianco è il color dei nostri Monti Pallidi lassù
E rosso è il Catinaccio quando sta per tramontar,
e verde è l'alto pascolo: che mai si vuol di più
per dimostrar che il tricolor non si cancella più!
Lassù, lassù, lassù, ecc. ecc.

BATTAGLIONE "BARBARIGO"
Sul mare per la Patria combattemmo
la buona guerra contro l'oppressore;
sul mare i nostri morti deponemmo
con ciglio asciutto, fieri nel dolore.
Ma Giuda cambia in oro il miglior sangue,
cadono i lauri al vento che li schioma!
Un Uomo s'erge ancora, insonne, esangue,
con l'occhio fisso sull'eterna Roma.
Rit:
"Barbarigo, Barbarigo,
battaglione dell'onore!
Brucia ed arde la tua fede,
la vendetta rugge in cuore".
Se la morte ci dà un bacio
caldo e rosso come un fiore,
sorridiam tra le sue braccia
alla Patria che non muore.
Vendute da un re vil le nostre navi,
da fanti a terra combatteremo noi!
Latraron nelle fogne i servi ignavi,
dal ciel ci benedissero gli Eroi.
Siamo quelli che siamo, e da nessuno
vogliamo onori o mendichiam l'alloro.
Di noi parlano i morti di Nettuno
Al mare ed alle stelle, e tra di loro.
Rit:
Il nome di Bardelli è un'ostia pura
che d'oro splende con la sua medaglia;
egli non dorme nella sepoltura,
ma marcia in testa a noi nella battaglia.
E dell'aspro Gianicolo le zolle
repubblicano han sangue che risplende;
e il nostro amore incendierà quel colle
dove ci chiama Garibaldi e attende.
Rit:

CANZONE DEL "FULMINE"
Santa Gorizia le campane scioglie
e suona a gloria a darci il suo saluto.
Le donne ci sorridon dalle soglie,
come chi trova un dolce amor perduto.
Ma i migliori di noi non son tornati:
li abbiam sepolti in una fredda sera
sotto Tarnova, e dormono placati
nel sogno, avvolti dalla lor Bandiera.
Rit: Fulmine! Scatto, Travolgo e Vinco
è la tua impresa.
Sotto la Morte con la rosa in bocca,
chi può fermare l'anima protesa
verso le stelle, quando l'ora scocca?
Fulmine! Guizza di fiamma il tuo fulgente nome
sacro al fuoco, ora al Ciel vendicatore.
Femmina è la Vittoria e, per le chiome,
piegala a forza al bacio del tuo amore.
La spada abbiam raccolto sulla piana
di Tripoli, la spada di buon taglio
che impugnò vittorioso, a Bu Meliana,
Umberto Cagni. E in piedi è l'Ammiraglio
E ci addita la via: "Garibaldini
del mare avanti, avanti! Vincerà chi crede!"
E dietro l'orma sua cade Giombini,
gittando un fior di sangue alla sua Fede.
Rit: Fulmine! Scatto, Travolgo e Vinco.
Ove sei marinaio che l'orrore
di una resa infamante tu deridi
e respingi la vita oltre l'Onore
gridando "Italia! Decima!" e t'uccidi?
La vita è senza peso. Pura, eccelsa
la Patria è fiamma al nostro invitto amore.
Vale solo la spada, se con l'elsa
la mano chiusa sa impugnare il cuore!
Rit:

SUL FRONTE DI NETTUNO
Sul fronte di Nettuno,
bandiera nera!
È il lutto del San Marco
che fa la guerra.
Lutto del Barbarigo
che fa la guerra:
la meglio gioventù
che va sotto terra!
Quelli che son partiti
non son tornati:
in terra di Nettuno
sono restati.
Fanti del Barbarigo
in alto il cuore!
Sul fronte di Nettuno
c'è il Tricolore!
Fanti del Barbarigo
in alto il cuore:
in testa c'è Bardelli
col Tricolore!

STORNELLI DELLE BRIGATE NERE
Ci sparano alle spalle per le strade
che di venirci avanti hanno paura,
e per risposta noi delle Brigate
ai mitra abbiamo tolto la sicura
Chi siete? Io non lo so.
Chi siamo, ve lo dirò:
siam le Brigate Nere
abbiam la forza di spezzarvi il cuor.
Siam stati nel Piemonte e in Lombardìa
per rompere la schiena dei ribelli,
abbiam lasciato i morti per la via
con sulle labbra i nostri canti belli.
Chi siete? Io non lo so.
Chi siamo, ve lo dirò:
siam le Brigate Nere
abbiam la forza di spezzarvi il cuor.

NON DEPORREM LA SPADA
All'armi, all'armi ondeggiano
alte le insegne nere.
Fuoco! perdio, sui barbari,
sulle vendute [americane, britanne, rosse] schiere.
Già ferve la battaglia
al Dio dei forti, osanna!
la baionetta in canna
è giunta l'ora di pugnar!
Non deporrem la spada
non deporrem la spada,
finchè sia schiavo un angolo
dell'itala contrada.
Non deporrem la spada
non deporrem la spada,
finchè dall'Alpi al mare
non sventoli il tricolor.

HANNO AMMAZZATO ETTORE MUTI
Hanno ammazzato Ettore Muti
fascista tra i fascisti,
vendetta, sì vendetta
farem sui comunisti.
Hanno ammazzato Ettore Muti,
la pagheranno cara,
col sangue partigiano
ti laverem la bara!
Riposa in pace, Ettore Muti,
dormi tranquillo il sonno:
ti vendicheremo un giorno,
ti vendicheremo un giorno.

PARTIGIANO
Partigiano disceso dai monti,
depredando la povera gente,
presto o tardi faremo anche i conti
e in galera dovrai ritornar.
Sul berretto tu porti una stella,
distintivo di razza dannata:
ti faremo ingoiare anche quella,
ti faremo il veleno sputar!
Pei tedeschi voi siete banditi,
pei fascisti voi siete ribelli;
per il mondo voi siete sol quelli
che han venduto la Patria e l'onor.





IL CANTO DEGLI ITALIANI



Pressoché dimenticato presentiamo il primo inno ufficiale del MSI, dal titolo "Il canto degli italiani". le parole furono scritte da Giorgio Almirante.



Siamo nati un cupo tramonto

Di rinuncia, vergogna, dolore:
siamo nati in un atto d’amore
riscattando l’altrui disonor.
Siamo nati nel nome d’Italia,
stretti attorno alla nostra Bandiera:
è rinata con noi primavera,
si è riaccesa una Fiamma nel cuor.
Italia, sorgi a nuova vita, così vuole Chi per te morì,
chi il suo sangue donò
chi il nemico affrontò
Giustizia alla Patria darà.
Italia, rasserena il volto,
abbi fede: nostro è l’avvenir.
Rispondi, rispondi, o Italia!
Si ridesta la tua gioventù.
Noi saremo la vostra avanguardia,
Italiani, coraggio: in cammino.
Solo ai forti sorride il destino;
liberate la Patria, il Lavor.
Noi saremo la Fiamma d’Italia,
il germoglio di un’alba trionfale,
la valanga impetuosa che sale:
Italiani, coraggio: con noi!
Italia, sorgi a nuova vita.
















IL DOMANI APPARTIENE A NOI

Testo e musica della "Compagnia dell'Anello"; questa Canzone che rappresenta un inno alla speranza ed alla gioia, comincia ad essere cantata verso l'inizio degli anni 70, poi dopo il Campo Hobbit di castel Camponeschi diviene la canzone di riferimento dei giovani Nazional Popolari. 



Ascolta il ruscello che sgorga lassù. 



Ed umile a valle scompar e guarda l'argento del fiume che sereno e sicuro va. 



Osserva dell'alba il primo baglior che annuncia la fiamma del sol ciò che nasce puro più grande vivrà e vince l'oscurità. 



La tenebra fugge i raggi del sol Iddio dà gioia e calor nei cuori la speranza non morirà il domani appartiene a noi. 

Ascolta il mio canto che sale nel ciel verso l'immensità. unisci il tuo grido di libertà comincia uomo a lottar. 

Chi sfrutta nell'ombra sapremo stanar se uniti noi marcerem l'usura ed il pugno noi vincerem il domani appartiene a noi. 

La terra dei Padri, la Fede immortal nessuno potrà cancellar il sangue, il lavoro, la Civiltà cantiamo la Tradizion. 

La terra dei Padri, la Fede immortal nessuno potrà cancellar il popolo vinca dell'oro il signor, 

il domani appartiene a noi.